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Messaggio - 23 Agosto 2010
MESSAGGIO
DEL SEGRETARIO GENERALE DELL’UNIONE EUROPEA DEGLI ESULI E DEGLI ESPULSI IN OCCASIONE DELLA GIORNATA EUROPEA DI COMMEMORAZIONE DELLE VITTIME DELLO STALINISMO E DEL NAZISMO
(23 AGOSTO 2010)
In occasione della ricorrenza del 23 agosto, Giornata Europea di Commemorazione delle vittime dello stalinismo e del nazismo ai sensi della risoluzione del Parlamento Europeo del 2 aprile 2009 su coscienza europea e totalitarismo, il Segretario Generale dell’Unione Europea degli Esuli e degli Espulsi ha inviato ai capi di Stato e di Governo dei paesi membri dell’Unione Europea, nonché ai rappresentanti delle massime istituzioni europee, il seguente messaggio:
«Nell’aprile dello scorso anno, il Parlamento Europeo adottava la dichiarazione sulla coscienza europea e sul totalitarismo che delineava con netta precisione i fondamenti per una vera, definitiva unificazione dell’Europa nel segno della pacificazione tra i popoli e le nazioni del continente.
Con tale atto, il Parlamento Europeo prendeva finalmente coscienza dei lutti e delle miserie arrecate all’umanità dai due grandi regimi dittatoriali del Novecento, il nazionalsocialismo ed il comunismo, entrambi espressione massima delle violazioni dei diritti fondamentali e dell’uomo che colpirono milioni di vittime innocenti prima, durante e soprattutto dopo il secondo conflitto mondiale fratricida.
Le vittime della Shoah e tutti coloro che persero la vita nelle persecuzioni naziste e comuniste in ogni angolo del continente, si assommano ai circa venti milioni di europei che furono costretti all’espulsione o all’esilio forzato dalle loro terre e che generarono la più grande ondata migratoria dalla tarda romanità, ed ai gruppi etnici rimasti isolati e privati dei propri diritti fondamentali al di fuori dei propri confini nazionali, vittime a loro volta di brutali programmi di snazionalizzazione ed assimilazione.
A più di sessant’anni dalla fine della guerra e ad oltre vent’anni dalla definitiva dissoluzione del totalitarismo comunista nell’Europa orientale, i rapporti tra alcuni Stati membri dell’Unione Europea coinvolti o interessati negli spostamenti forzati di popolazione rimangono ancora anacronisticamente difficili e delicati.
La grande sfida dell’integrazione Europea nel prossimo futuro è perciò l’avvio di un necessario processo riformatore che limiti gli interessi di chi ancora mantiene aperta la ferita che dal lontano 1945 divide i popoli europei, impedendone l’intima e convinta riconciliazione, premessa irrinunciabile per l’auspicata, definitiva riunificazione.
La dichiarazione del 2 aprile 2009 appare dunque come una premessa fondamentale per la programmazione di una politica innovatrice comune, capace di individuare nella eliminazioni fisica di milioni di cittadini europei nei campi di sterminio, negli stupri di donne e bambini, nelle uccisioni di massa e nell’internamento nei gulag sovietici, come pure nell’espulsione selvaggia di milioni di persone, a guerra finita, il compimento di un crimine contro l’umanità.
Non vi possono più esistere e non si possono più accettare, nell’Europa unita da precisi valori condivisi che debbono costituire un un unico, comune patrimonio storico e culturale, anacronistiche e settarie categorie di crimini, in cui diabolicamente distinguere quelli meno crudeli di altri.
Solo attraverso questo percorso, con l’adozione delle soluzioni più appropriate, l’Europa dei totalitarismi, della prevaricazione e delle violazioni dei diritti dei suoi cittadini potrà essere sostituita dall’Europa unita e solidale, che i padri fondatori avevano giustamente inteso realizzare».
Il Segretario Generale
Massimiliano Lacota

